Da Bologna, la voce di un genitore (e del suo blog) che si occupa di scuola.

Come preannunciato in un post di qualche giorno fa, ospitiamo volentieri un contributo di Laura Branca, mamma e giornalista freelance di Bologna, che da circa due anni si occupa di nidi d’infanzia con la passione di un cittadino attivo. L’abbiamo conosciuta tramite il nostro progetto riguardo al quale ha pubblicato un articolo sul blog BolognaNidi che ha fondato. Questo blog l’ho pensato partecipato: vi scrivo io ma anche genitori, educatori… ho ospitato nel tempo firme importanti di esperti del settore”. Laura si interessa sia dei nidi bolognesi ma anche della situazione a livello nazionale: “l’anno scorso ho ideato un convegno l’otto ottobre e una festa-denuncia per il compleanno della legge 1044 (che istituiva i nidi d’infanzia – ndr)”.

Le abbiamo dunque chiesto di spiegarci quali sono i problemi che riguardano l’educazione della prima infanzia. “Per spiegare lo scenario vorrei partire da qualche dato. Durante il trattato di Barcellona la comunità Europea chiedeva ai paesi membri di rispondere almeno con il 33% di copertura rispetto all’utenza potenziale. Molti paesi hanno dunque innalzato l’investimento al 2 o 2,5 % del Pil per poter incrementare il servizio. Lo Stato Italiano investe solo lo 0,15%. Aveva però avviato un piano straordinario d’investimento (2007-09) grazie al quale il nostro paese è arrivato a rispondere con un 27%. La parentesi triennale ha permesso di costruire strutture per i nidi d’infanzia che, finiti i fondi, non si sa come mantenere. I comuni, diretti gestori del servizio per forza lavoro e spesa, hanno le casse vuote e sono ingessati da un patto di stabilità che non consente di stipulare contratti sufficienti nemmeno a coprire il personale che andrà in pensione. Come fare, allora? La soluzione è sembrata la privatizzazione”.

Che riflessi ha avuto la situazione nazionale su quella locale di Bologna?
“In città la faccenda è quasi imbarazzante. Dal 2000 ad oggi, tutti i nidi nuovi hanno aperto sotto la gestione di un consorzio di cooperative che costruisce o ristruttura, organizza la gestione educativa, e fornisce i pasti. Un consorzio privato di ottima qualità ma che, essendo l’unico, sembra eludere le regole della competitività”.

Al di là del problema politico ne esiste uno molto contingente per le famiglie:
“Ci sono sette nidi che hanno bisogno di lavori di ristrutturazione, ma il comune non ha i soldi. Il sindaco, durante la campagna elettorale di un anno fa, ha promesso ad un comitato genitori piuttosto attivo e battagliero di mantenere pubblici questi nidi. Mentre l’Amministrazione indugia per valutare come ristrutturare, in quei nidi è stata chiusa la sezione lattanti. Ad oggi noi genitori non sappiamo cosa succederà: il pericolo è che nel prossimo anno si chiudano le sezioni dei Medi in vista di una chiusura definitiva. La situazione è tesa, ingombrante, visto che ci sono 600 bambini in lista d’attesa“.

Infine Laura lancia una proposta:
“In questo periodo sto cercando di fare una mappatura dei comitati, associazioni, cittadini, genitori che abbiano voglia di fare e farsi sentire per poter lavorare insieme verso un’uscita da questa ipotesi di continui tagli e conseguente abbassamento di qualità. Credo valga la pena di incontrarsi tra noi genitori per ascoltare, discutere e capire. Anche in vista della riformulazione della legge regionale in materia di servizi educativi che avverrà a breve”.

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